Italiani: ecco cosa ci giochiamo!

Vincere, per dare una lezione agli spocchiosi inglesi e fargli capire che non sono mai stati i migliori. Vincere, per innamorarci di questa Nazionale che gioca con il cuore e sognare ancora. Vincere, per dimostrare al mondo intero che noi non moriamo mai e che nelle difficoltà risorgiamo come l’Araba Fenice. Vincere, soprattutto, per arrivare a Varsavia e battere di nuovo i tedeschi.

E’ inutile nasconderlo, la gara di stasera avrà quel tocco in più proprio per la gustosa posta in palio. Siamo concentrati su un avversario adesso, una sfidante che aumenta l’adrenalina già di per sé, ma come non pensare a ciò che potrebbe accadere il 28 giugno? E il primo volo pindarico si dirige sempre verso di loro: gli italiani di Germania. Gente la cui fame di rivincita, di riscatto sociale, di orgoglio etnico, non è mai paga. Perché non può esserlo, perché la vita a volte sa essere veramente dura, perché farli piangere ancora non avrebbe prezzo.

E allora, caro Barzagli, neutralizza Rooney per poi riprovarci con Mario Gomez; caro De Rossi, sfida Gerrard per meritarti Schweinsteiger; simpatico Balotelli, batti sul tempo la statica difesa inglese per poi lanciare l’assalto a Boateng e Badstuber. Ogni partita a eliminazione diretta trova il suo senso nella prossima: si gioca per passare al livello successivo, per proseguire diritti verso un obiettivo, per affrontare nuovi ostacoli. Noi giochiamo per l’Italia, per zittire un po’ i chiacchieroni d’Oltremanica e per vivere l’ennesima puntata di un duello infinito.

E’ come il toro della corrida quando vede sventolare il drappo rosso, il tabellone ci ha provocato con l’accostamento ai tedeschi e noi sputeremo sangue per rispettare la storia. Obiettivo Germania: alcuni di loro già tremano all’idea e stasera, tra una birra e l’altra, tiferanno Inghilterra a squarciagola.

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Scrive per "Il Quotidiano della Calabria" e "Il Crotonese". Classe '92 ma già con una discreta esperienza alle spalle: ha collaborato con diversi siti internet e anche con la romana Radio Ies. Tra i superstiti del primo MP.