Quando la nazionale fa tornare bambini…

Nonostante scandali vari, stipendi sproporzionatamente alti e una sfiducia quasi totale nei confronti dei veri valori sportivi, alla fine non cambia mai nulla; gli italiani ogni giorno si dividono per qualsiasi tematica, dalla politica all’economia, dallo sport al lavoro, ma quando scendono in campo gli azzurri l’Italia intera si ferma. “Veloce che devo andare a vedere la partita“: quante volte lo avete sentito in questi giorni? Io ormai ho perso il conto, e sembra di essere ritornati tutti bambini, quando non vedevamo l’ora di andare al parco giochi insieme agli amici dopo aver finito i compiti al pomeriggio. La cosa sorprendente è che a ripeterlo in questi giorni non sono né bambini né adolescenti, ma studenti o lavoratori, che pur di non perdere la partita si armano di televisore sul posto di lavoro oppure escono un’ora prima per far rientro a casa e tifare gli azzurri. C’è persino chi chiede ai professori di poter dare l’esame per primi, perchè “scusi prof, ma alle 18 gioca l’Italia“. Per non parlare poi delle centinaia di bandiere esposte sui balconi delle abitazioni durante il periodo estivo in occasione di campionati del mondo o europei.

UNA E INDIVISIBILE – Il concetto di nazione unita ed omogenea è ancora abbastanza sconosciuto in Italia, ed è sicuramente molto meno accentuato che in altri paesi. Ma questo non vale certamente per la nazionale: lo dimostrano anche gli ascolti ottenuti prima in occasione della sfida contro la Spagna e poi contro la compagine croata, dato che la RAI ha tenuto incollati davanti al teleschermo rispettivamente 13 e 14,5 milioni di telespettatori, con uno share medio attorno al 70%. Dati incredibili (in orario pomeridiano) che testimoniano in modo ancora più significativo quanto questa nazione sia calciofila, soprattutto quando ad entrare in campo è la nazionale. Sarà l’attaccamento alla bandiera tricolore o la voglia di riscatto in un periodo di crisi nera; resta il fatto che sia quasi commovente affacciarsi alla finestra durante i 90 minuti di partita e vedere le strade deserte, sapendo che tutta una nazione intera sta spingendo 11 giocatori alla conquista dell’Europa o del mondo intero, quasi come se in caso di successo non fossero soltanto gli atleti coinvolti ad ottenere un riconoscimento, ma tutto lo stivale da cima a fondo.

SIAMO TUTTI COMMISSARI TECNICI – È inutile poi evidenziare quanto gli appassionati, durante le discussioni con gli amici, si trasformino in realtà in piccoli CT pronti a dire la loro su qualsiasi tematica tattica. Terminato il tormentone tra Di Natale e Balotelli – a causa dell’infortunio al ginocchio destro di quest’ultimo – restano ancora altri dubbi da sciogliere. De Rossi in difesa o sulla mediana? 3-5-2 o 4-3-1-2? Balzaretti o Giaccherini? Anche i meno informati si saranno fatti un’opinione, quasi come fosse un costume o una tradizione ultracentenaria.

UNA VITTORIA NON SCONTATA – La verità è che questa nazionale la sua partita l’ha già vinta: in tempo di crisi economica, politica e sociale soltanto riunire centinaia persone in un BAR davanti al teleschermo, tutte con lo stesso obiettivo finale e lo stesso colore nel cuore è una vittoria di certo non banale. Allietare un pomeriggio ai propri concittadini distraendoli da pensieri ben più importanti (e soprattutto peggiori) è l’obiettivo che ogni movimento sportivo dovrebbe porsi, ancora prima della vittoria sul campo. Alla fine l’importante sarà dimostrare di saper vincere o perdere, perchè il rispetto per la maglia che si indossa e quello nei confronti delle altre nazioni va al di là di qualsiasi coppa conservata scrupolosamente in bacheca.

IL PASSATO CONTRO IL PRESENTE – Tra l’Italia e la qualificazione ai quarti di finale c’è un pezzo di storia del calcio italiano: l’Irlanda di Giovanni Trapattoni, ex commissario tecnico della nazionale azzurra tra il 2000 e il 2004, il quale fu proprio vittima di quel famoso “biscotto” tra Svezia e Danimarca, che resero inutile la nostra vittoria ai danni della Bulgaria: il derby del Baltico finì 2 a 2 in quello che tutt’oggi resta ancora un match pieno di punti interrogativi e sospetti. Sarà un incontro ovviamente decisivo per gli azzurri che hanno l’obbligo di portare a casa la vittoria se vogliono alimentare le proprie speranze di qualificazione, sperando nell’onestà di Spagna e Croazia: con un 2 a 2 sarebbero matematicamente qualificate entrambe, in un déjà vu che sa di incubo per Prandelli. Resta il fatto che sia stata la nazionale stessa a complicarsi la vita, calando sia mentalmente che fisicamente nella ripresa e permettendo a Mandžukić e compagni di pareggiare una partita che sembrava essersi incanalata sul binario giusto.
L’Irlanda, al contrario, non ha più nulla da chiedere a questo torneo, ma siamo sicuri che il “Trap” saprà stimolare al meglio i propri giocatori, tentando di rovinare i sogni europei a tutti i suoi connazionali.

E adesso scusatemi ma ho da fare, il dovere di italiano mi chiama: tra poco c’è Italia-Irlanda, una partita che ha in palio molto più di 3 punti. FORZA AZZURRI!

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Nato a Genova nel maggio 1992; è un appassionato di calcio, basket NBA e pallavolo (sport che ha praticato per molti anni). Frequenta la facoltà di Scienze Politiche, indirizzo amministrativo e gestionale. Email: alelli@mondosportivo.it