Ma tu te lo ricordi…. Totò Schillaci?

Gli occhi spiritati, una corsa incessante verso una palla che rotola, la voglia di vincere sempre e comunque, un attaccamento ed un amore spasmodico per la sua maglia, notti magiche. Pochi giocatori della storia del calcio italiano sono entrati nel cuore e nel tifo di milioni di tifosi e sentimentali del gioco del pallone come Salvatore Schillaci, Totò-gol o semplicemente Totò. Idolo ed eroe nazionale dei Mondiali di Italia ’90, uno di quelli che, parafrasando una famosa canzone di Gianni Morandi, è quell’uno su mille che ce l’ha fatta, ma, appunto, quanto è stata dura la salita. E poi quegli occhi, quel furore, quella fame. Indimenticabile Totò.

Siciliano doc, Salvatore Schillaci fa il suo esordio nel calcio con la formazione palermitana dell’AMAT, prima di essere ingaggiato dal Messina. Una lunga militanza con la squadra dello stretto che, dal 1982 al 1989, lo porta a diventare il secondo calciatore per presenze della squadra messinese, nonché il secondo bomber più prolifico, secondo solo all’attaccante degli anni ’30 Renato Ferretti. Oltre ai gol, Totò si rende protagonista di ottimi campionati, tutti giocati a cavallo tra la Serie B, di cui sarà capocannoniere nel 1989, e la Serie C, tanto che verrà notato e acquistato dalla Juventus. A Torino, il fiuto dell’attaccante di razza di Schillaci emerge prorompente: nella sua prima stagione in A segna 15 reti in 30 partite. Grazie anche alle sue reti, la formazione bianconera conquista due trofei: una Coppa Italia e la Coppa Uefa del 1990. Mica male per un debuttante nella massima serie italiana, allora considerata ancora come il campionato più bello e difficile del mondo. Sembra l’inizio della consacrazione definitiva, invece, le seguenti due stagioni sono molto difficili: poche reti e un nervosismo che man mano cresce, tanto che nel 1992 il calciatore palermitano decide di cambiare aria, trasferendosi all’Inter.

L’approdo di Schillaci in maglia nerazzurra costerà alle casse interiste dell’allora presidente Pellegrini 9 miliardi di lire, una cifra importante per l’epoca. Totò sbarca a Milano con la voglia di riscatto dopo l’ultimo difficile periodo juventino, ma non riesce a sfondare. Una lunga serie di infortuni ne limitano l’operato e Totò-gol disputa in due stagioni solo 30 gare ufficiali, realizzando la miseria di 11 reti. Risultati decisamente inferiori alle aspettative del suo approdo meneghino, tant’è che nel 1994 l’attaccante decide di salutare l’Italia e di tentare una nuova avventura agli antipodi sia dal punto di vista professionale che da quello di vita. Emigra in Giappone, ingaggiato dalla formazione del Jubilo Iwata. Sarà il primo calciatore italiano a trasferirsi nella J-League, il massimo campionato del Sol Levante, dove, nemmeno a dirlo, diventerà un idolo incontrastato, segnando ben 56 reti in 78 gare. Vincerà il titolo nazionale nel 1997, ma a causa di un brutto infortunio trascorrerà da convalescente gli ultimi due anni della sua carriera, povera di trionfi, ma ricca di passione ed emozioni, terminata ufficialmente nel 1999.

Fin qui lo Schillaci calciatore di squadre di club; tuttavia, i ricordi maggiori dei tifosi italiani di questo prolifico bomber sono legati indissolubilmente all’avventura di Totò ai Mondiali di Italia ’90, dove, partito come riserva di Andrea Carnevale, diventò ben presto cannoniere indiscusso della spedizione azzurra, vincendo il titolo di miglior goleador del torneo con 6 reti e venendo eletto miglior calciatore del torneo. Soddisfazioni a livello personale che in parte mitigano l’amarezza per un’eliminazione in semifinale per mano dell’Argentina di Maradona avvenuta solo dopo i calci di rigore. A fronte di ciò, le sue reti e la sua combattività leonina lo ergeranno a simbolo di una competizione che nel nostro Paese è diventata storia, con le indimenticabili emozioni legate ad un Mondiale giocato in casa, accomunate dalle note dell’ormai leggendaria “Un’estate italiana”, inno di quella edizione del torneo iridato, cantato dal duo Nannini-Bennato. Con la maglia della Nazionale giocherà relativamente poco, solo 16 partite con 7 gol, 6 dei quali, come detto, realizzati a Italia ’90.

Appese le scarpette al chiodo, Totò Schillaci non ha abbandonato il mondo del calcio, ma ha scelto di intraprendere anche altre strade che lo hanno portato a diventare un personaggio noto del mondo dello spettacolo, soprattutto televisivo. Ha fondato il centro sportivo palermitano per ragazzi “Louis Ribolla” ed è proprietario dell’U.S. Palermo srl, squadra che negli anni ha militato nelle categorie calcistiche regionali. In tv, invece, celebre è stata la sua partecipazione nel 2004 al programma di Rai Due “L’isola dei famosi”, reality show in cui l’ex calciatore siciliano si è piazzato al terzo posto. Schillaci vanta anche delle partecipazioni come personaggio minore in alcune serie televisive, come “Squadra antimafia-Palermo oggi”, dove interpreta un boss mafioso, o in “Benvenuti a tavola-Nord vs Sud”, dove fa una fugace apparizione. Assieme ad altri ex calciatori partecipa anche al film “Amore, bugie e calcetto”, tuttavia, la sua interpretazione migliore rimane quella in cui ha saputo destreggiarsi meglio, il gol, passando alla leggenda come il bomber dagli occhi spiritati del mondiale di casa nostra.

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Nato a Fondi (LT) il 18 gennaio 1984, è laureato in Teoria della Comunicazione. Scozzese di adozione, vive a Edimburgo, dalla quale non smette di coltivare le sue sue maggiori passioni: il calcio e la scrittura.