Euro2012, il personaggio: Bert van Marwijk

Un personaggio al giorno, dentro o fuori dal campo di gioco, fino al 2 luglio: MondoPallone, durante tutti gli Europei, vi regalerà quotidianamente la biografia compressa di giocatori e non solo. Oggi è il turno di Bert Van Marwijk, commissario tecnico dell’Olanda.

Partire con i favori del pronostico non è mai facile: perché hai solo da perdere. Qualora vincessi, stai solo facendo il tuo dovere. Avere i favori del pronostico e trovarsi nel girone peggiore, ovviamente, ancora peggio. Ma la situazione più dannosa l’Olanda se l’è creata da sola, perdendo all’esordio contro la Danimarca, cioè l’avversario più abbordabile (almeno sulla carta).

Le responsabilità di Van Marwijk, a mio avviso, sono tante: anche soltanto perché due anni fa, grossomodo con lo stesso gruppo, si era issato fino alla finale mondiale di Johannesburg (poi persa contro la Spagna: l’avversario più tecnico, e quindi più ostico, per un gruppo potente come il suo), persa quando i rigori sembravano inevitabili È proprio in virtù di questo (mancato) successo che l’Olanda parte tra le favorite (per quanto riguarda chi scrive, il mio pronostico era di ritrovarla in semifinale contro la Spagna).

Solo che fin qui non è riuscito a mettere in mostra un gioco pari alla propria fama. Deludenti e senza idee contro i danesi, mettendo in mostra solo individualità scollegate, affidandosi all’estro dei soliti noti: Sneijder, Robben e van Persie e poco più. Altrettanto sfilacciati ieri, vivendo sulle folate di un van Persie ancora discontinuo (gran palla gol dopo cinque minuti, poi si eclissa fino al secondo tempo). Prima l’Olanda perde la partita, poi la riapre van Persie (assistito da Sneijdeer), con la complicità della difesa tedesca (erano in tre, e gli hanno lasciato spazio) e della fortuna (non capita tutti i giorni di tirare una sventola che passa esattamente tra le gambe del tuo difensore).

Il problema non è che l’Olanda non si presenti a fare la fase offensiva: è, semmai, che non ci sono idee chiare, non uno schema per smarcare qualcuno, tutto è affidato ai lampi di classe dei trequartisti (con un Afellay piuttosto spento, anche se non dannoso, nel primo tempo) e alle sviste della difesa avversaria. E van Marwijk ha il difetto di insistere su certi giocatori, come van Bommel (come il nostro Thiago Silva: praticamente è mister moviola-in-campo): senza idee, e senza riuscire a frenare le idee avversarie. Un peso, un giocatore che ha già dato molto, e che a fine campionato italiano aveva già mostrato di avere le pile scariche.

Quindi: se vengono fermati i giocatori più talentuosi, l’Olanda non ha giochi da fare; e insistere su certi elementi non smepre si è rivelato producente. In tutto ciò, i vicecampioni del mondo sono quasi fuori: devono vincere contro il Portogallo (squadra discontinua se ce n’è una), sperando che la Germania non abbia occhi di riguardo per la Danimarca (che, con l’Olanda vincente, si accontenterebbe di un pareggio). Più che uno psicologo, all’Olanda servirebbe un esorcista.

Poscritto. So che non è bene infierire sulle solite persone (ed è per questo che non è il nostro personaggio del giorno), ma, in relazione alla seconda puntata di questa rubrica, non posso non aggiungere che ieri D’Amico, al minuto 80, se ne è uscito con un fantastico «Non vorrei portare jella…» che, in un batter di ciglia, è stato confermato: pareggio danese. I tifosi portoghesi, fino all’ingresso più gol di Varela, sicuramente lo hanno pensato con molto, molto, mooooolto affetto. E gli avranno augurato di perdere l’aereo, la prossima volta.

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Cofondatore e vicedirettore, editorialista, nozionista, italianista, esperantista, europeista, relativista, intimista, illuminista, neolaburista, antirazzista, salutista — e, se volete, allungate voi la lista. Email: plborgia@mondosportivo.it