Italia – Croazia? L’abbiamo già giocata domenica

Basterà l’impostazione tattica utilizzata contro la Spagna per sconfiggere la Croazia? L’interrogativo è più che accettabile in quanto la prima versione prandelliana era pensata per una partita di pressing e ripartenze, in pieno stile italiano. Toccava agli avversari prendere in mano le redini del gioco, toccava a loro costruire azioni su azioni. Noi abbiamo avuto la possibilità di sfidarli come più ci piace, secondo una predisposizione ormai naturale.

La Croazia non è certo la classica squadra che si compatta dietro la linea del pallone e spera in una distrazione dei rivali, tutt’altro. Gli slavi possiedono elementi dinamici e dotati di buona tecnica, adoperano un pressing altissimo per contrattaccare subito. E’ una metodologia aggressiva quella impostata da Bilic, un allenatore giovane e ambizioso, che presto si unirà alla Lokomotiv Mosca. Ma per noi non ci sono scusanti: dobbiamo fare la partita. La vittoria è un obiettivo da perseguire con ogni mezzo, perché la sconfitta aprirebbe le porte della sicura eliminazione mentre il pari darebbe il via libera ai pregiudizi e ci farebbe temere un biscotto tra croati e spagnoli. Non siamo le persone più indicate per tali discorsi ma Svezia – Danimarca è un ricordo ancora vivo.

Premettendo che, come la storia insegna, ci esaltiamo con le grandi nazionali e ci perdiamo con le meno quotate, la gara di giovedì è un dentro o fuori che non ammette repliche. Se, come si spera, saremo davvero noi ad assumere le maggiori iniziative, la retroguardia a presidio di Gigi Buffon dovrà per forza di cose subire qualcosina. Il 3 – 5 – 2 è il pensiero principale di Cesare Prandelli: dargli torto è difficile, nonostante la diversità dell’avversario c’è un modulo che ha funzionato, così come i suoi interpreti. E poi cambiare, spesso, non è la soluzione migliore. Daniele De Rossi, paradossalmente, rischia di affrontare ostacoli più duri rispetto a quelli superati con forza e grinta contro la Spagna.

Sembra un’eresia ma, in fondo, mantenere la posizione è la cosa più importante quando si affronta la nazionale iberica. Loro tengono palla e tentano di arrivare in porta attraverso numerose combinazioni, mentre la Croazia andrà subito in verticale. Mettiamoci pure che, domenica scorsa, la concentrazione difensiva era innalzata ai massimi livelli e che Danielino solo con l’entrata di Torres si è scontrato con un vero attaccante. Quella fase della partita è un perfetto esempio per inquadrare le insidie che ci attendono giovedì: i ragazzi di Del Bosque cercavano maggiormente la profondità, sfruttando la tecnica dei propri palleggiatori, la presenza di un punto di riferimento avanzato e l’ampiezza del campo grazie all’ingresso di Jesus Navas. L’Italia, nelle ultime battute, ha incontrato delle difficoltà notevoli. De Rossi ha dovuto fare il difensore puro, e qualche errorino si è visto, Giaccherini invece ha sfigurato contro un’ala altrettanto pura come il giocatore del Siviglia, fisso sulla destra a differenza dell’anarchico Silva.

Alternativa al vice capitano della Roma sarebbe Ogbonna, calciatore di ruolo ma poco abituato a questo sistema di gioco e, soprattutto, al grande palcoscenico. E poi come rinunciare, in quella zona di campo, al fantastico leader intravisto contro la Spagna? E allora, nel primo vero esame da difensore a tutto tondo, il numero sedici dovrà godere di un esaustivo apporto da parte di Bonucci e Chiellini. La Croazia gioca con due punte di razza, l’abilità in marcatura dei due juventini diventa indispensabile. Forse ci sarà bisogno che stringano ulteriormente la loro posizione, a questo punto i due esterni dovranno sdoppiarsi come ossessi in entrambe le fasi. Perché non schierare il terzino Balzaretti a sinistra? Negli avversari, su quella fascia, ci sarà il bravo Dario Srna, il quale potrebbe far rivivere a Giaccherini i fantasmi causatigli da Navas. Se Pirlo toccherà molte volte il pallone, fondamentali appaiono per lo scopo da raggiungere gli inserimenti di Marchisio: dal bel Claudio, probabilmente meno vincolato tatticamente, ci aspettiamo una presenza costante nella tre quarti croata.

In tale ottica andrebbe bene anche Nocerino, ma qualità e quantità di Thiago Motta sembrano armi ostiche da tenere a freno in una battaglia per i tre punti forzati. Solo nel caso in cui ci fosse una sorta di arrembaggio italiano, e la lentezza del “parigino” costituisse un handicap, la rivelazione del Milan si proporrebbe coma freccia più idonea all’evento. Davanti, Cassano non si discute: è una delle nostre anime, e poi non ha i novanta minuti nelle gambe. In queste situazioni è consigliabile spendere tutte le energie sin dalle prime battute e non a gara in corso. Chi con lui? Abbiamo bisogno di un rendimento sicuro, di una profondità sicura, di una concretezza sicura. Abbiamo bisogno di gol sicuri, abbiamo bisogno, in poche parole, di Totò Di Natale. Niente fronzoli, giovedì non sono ammessi. Prandelli lo sa perché lo ha detto in conferenza stampa. Suonerebbe come una bocciatura per Balotelli? Il risultato viene prima del singolo, ci saranno (speriamo) altre partite in cui Supermario potrà dimostrare il suo valore.

P.S. Scusatemi se ho indossato i panni di Cesare Prandelli per una notte. Sono solo idee, vedute personali del calcio: l’obiettivo, come sempre, è quello di generare un mini dibattito. Forza Italia!

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Scrive per "Il Quotidiano della Calabria" e "Il Crotonese". Classe '92 ma già con una discreta esperienza alle spalle: ha collaborato con diversi siti internet e anche con la romana Radio Ies. Tra i superstiti del primo MP.