Cassano sui gay, ma è lui il vero provocatore?

Sì, lo sappiamo. La foto di Antonio Cassano associata a questo articolo è parecchio datata, dato che vede l’attaccante di Bari Vecchia indossare la maglia della Roma. Non è un errore, anzi. E’ proprio un atto voluto per introdurre questa riflessione sulle recenti ma ormai famosissime dichiarazioni del giocatore dell’Italia sui gay. Roma, Real Madrid, Bari, Sampdoria o Milan, i colori addosso a Totò sono cambiati spesso, ma lui rimane sempre con i suoi pro e contro caratteriali. E’ sempre lui, il Cassano divertente, sincero (forse troppo) e a volte, però, oltremodo ingenuo visto che anche quando non c’è “materiale” su cui sparlare di lui, egli stesso si fa invischiare in polemiche inutili quanto stucchevoli.

In queste settimane l’Italia di Prandelli, anzi, l’Italia di tutta l’Italia (scusate il gioco di parole, voluto) si trova tra la Polonia e l’Ucraina a giocarsi un campionato Europeo. Una competizione importante e per il prestigio che ne ricaveremmo a livello di Nazionale e per questioni strettamente personali, tutte italiane, per scacciare via i brutti sentimenti derivanti da scandali e malumori del calcio del Belpaese. Nella nostra Serie A, infatti, abbiamo già tanto su cui discutere, polemizzare, provocare. E sinceramente ci pare più che abbastanza.

E invece no. Sarà che vogliamo sempre farci male da soli, sarà che non riusciamo proprio a parlare solo di calcio giocato, fatto sta che qualche tema extracalcistico su cui fondare magari la metà dei programmi televisivi o titoloni urlati nei giornali dobbiamo sempre trovarlo.

I giornalisti, gli operatori dell’informazione che si trovano in quel di Cracovia a seguire direttamente la Nazionale di Prandelli hanno sicuramente più meriti ed esperienza di chi scrive, se hanno la possibilità di trovarsi lì. Eppure una riflessione sorge spontanea: la stampa dovrebbe limitarsi a fare informazione, avere un rapporto professionale con gli intervistati e in un certo senso dovrebbe tendere a far filtrare informazioni utili per chi vuole sentire parlare di calcio, in questo caso, capire perchè il Mister ha schierato Tizio dal primo minuto e non Caio, domandare a Sempronio le sue emozioni o le sue idee durante la competizione. E invece?

Invece, durante la conferenza stampa di Cassano, tra le domande “normali” arriva quella “triste” : “Secondo Cecchi Paone (!!, ndr) ci sono due gay non dichiarati in squadra…

Ecco. Prima di arrivare all’altrettanto triste risposta ci viene spontaneo chiederci se fosse così necessario rivolgere una domanda del genere, che sinceramente agli sportivi crediamo (si spera!) interessi davvero poco. E per di più, perché lanciare una simile “bomba” ad uno che è ben noto che non le sappia maneggiare? In parole povere: ma proprio a Cassano doveva essere rivolta questa domanda?

Viene da pensare che, come dicevamo prima, si fa fatica in Italia a rimanere nell’ambito del calcio giocato anche quando non ci sono elementi validi per uscire dal seminato. Cosa importa se Cecchi Paone, gay dichiarato, è a conoscenza della presenza in Nazionale di omosessuali? Ma soprattutto, cosa importa se in Nazionale ci sono giocatori gay? Il solo stare a domandare della presenza di omosessuali, a nostro avviso, è già di per sé una discriminazione. A meno ché a chiederlo non sia la redazione di Chi, Donna Moderna o altre riviste che vivono mattina, mezzogiorno e sera di gossip.

E arriviamo alla risposta di Totò: “Ci sono froci in Nazionale? Problemi loro…

Un’affermazione con cui l’attaccante cerca di soprassedere alla spinosa questione, salvo poi (purtroppo) mettere in pieno il piede nella pozzanghera. Il termine usato da Cassano è offensivo, e non ci sono dubbi, ma di certo il giocatore non è famoso per il suo stile da Galateo, e non è neanche il fondatore dell’Accademia della Crusca (e neanche un impiegato là dentro, riguardo la qualità di linguaggio).

In poche parole Cassano è caduto nel tranello, fino al collo. E adesso ecco la baraonda su di lui, facile a creare malumori e discussioni inutili durante, lo ripetiamo, una competizione di elevata importanza e delicatezza. Le scuse del giocatore, già ieri sera, sono prontamente arrivate (e ci mancherebbe!), perché è chiaro che l’intervistato, da personaggio pubblico e rappresentante, in quel momento, di una Nazione intera, ha l’obbligo morale di pesare le parole, ma…

…Ma l’intervistatore, invece? “Telecomandare” un’intervista, per un buon giornalista, è un’arte. È fondamentale pilotare le domande in modo da indurre la controparte a esprimersi in un certo modo, a rivelare una cosa piuttosto che un’altra. Ma non è contemplato, a nostro modo di vedere, fare trabocchetti. Soprattutto quando dall’altra parte c’è un uomo grande, grosso e bravo col pallone, ma scarso nell’esprimersi correttamente.

Questione scottante quella dell’omosessualità, ma per questo ci chiediamo: in questo caso chi è il vero discriminatore?

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Nato a Catania il 10 giugno 1987, si è laureato in Scienze della Comunicazione a Bergamo, dove ha cominciato l’attività pubblicistica collaborando con Bergamo&Sport, Bergamosportnews.it e Itasportpress.it. Segue con passione il calcio a tutti i livelli.