Pro Vercelli: nel nome della storia

Il ritorno della storia. Il Sandro Cabassi di Carpi è stato il teatro di un sogno lungo 64 anni, realizzato quando ormai della Pro se ne stavano perdendo le tracce.

Era il 1892, Marcello Bertinetti fondò la Società Ginnastica Pro Vercelli. Il nome non mentiva: quella squadra metteva paura ai colossi dell’economia italiana proprio per la superiorità fisica. Sotto la guida del penalista Luigi Bozino, un dirigente moderno già all’epoca, i piemontesi vinsero ben sette scudetti. Il primo nel 1908, l’ultimo nel 1922.

Le magliette bianche (da qui il soprannome Bianche Casacche, in voga ancora oggi) diventarono quasi un oggetto di culto, tanto che lo Spezia volle la stessa divisa ufficiale in omaggio a quei ragazzi che sembravano degli alieni. La gratificazione maggiore avvenne in seguito: la Nazionale maggiore disputò le due gare inaugurali vestita di bianco, perché il calcio era solo un neonato ai primi vagiti e la Pro ne rappresentava l’unica associazione di straordinario rilievo.

Dagli anni Trenta in poi iniziò il lento declino che avrebbe trascinato la città di Vercelli nelle categorie meno prestigiose. Ma chiudere senza un segnale di grandezza era impossibile, così sopravvenne Silvio Piola, il marcatore principe nella storia delle serie A italiana. Esordì a 16 anni, nella stagione 1929 – 30, poi non smise più di segnare. Lazio, Juventus, Torino e Novara dopo la Pro; 290 reti nel massimo campionato e una Coppa del Mondo nel 1938. Lo stadio delle Bianche Casacche porta oggi il suo nome e dovrà essere sistemato prima del novello torneo cadetto, altrimenti il patron Massimo Secondo sarà costretto a cercare un impianto alternativo. Si parla del Novara, società confinante e protagonista di storici derby piemontesi con la Pro Vercelli di inizio Novecento. Poco male: l’eventualità racchiude il passaggio da un Piola all’altro. Nel nome della storia.

Gli inaspettati protagonisti odierni giovano del ripescaggio in Prima Divisione avvenuto nella scorsa estate, dopo i consueti problemi economici che attanagliarono molte compagini. Secondo scelse come condottiero Maurizio Braghin, un onesto mestierante del calcio nordico in quella che una volta si chiamava serie C. Obiettivo dichiarato la salvezza, da centrare a tutti i costi e con ogni mezzo. Peccato che la storia volesse contrario: il tecnico di Biella valorizza alla grande elementi come il dominicano Espinal, vero e proprio motorino del centrocampo, il talentuoso Iemmello, l’arrembante terzino sinistro Armenise. A gennaio arriva l’attaccante Martini, in prestito dall’Alessandria. I suoi gol e quelli di Malatesta faranno la differenza, spingeranno i piemontesi ad avere la meglio su una corazzata come il Taranto e sulla rivelazione Carpi.

I tifosi della Pro sono molto attaccati alla squadra e, nonostante 64 anni di anonimato, il Silvio Piola ha sempre registrato una discreta affluenza. Vercelli è una città di 47mila abitanti, capitale europea del riso grazie alla posizione strategica che favorisce la produzione dell’alimento. Milano e Torino nono sono troppo distanti, mentre ai tifosi in trasferta consigliamo di visitare il Duomo e la Chiesa di San Cristoforo. Particolarmente caratteristiche anche le numerose torri, simboli in passato del potere di una famiglia. E, se proprio ci siete, non mancate di assaggiare il prelibato risotto chiamato Panissa: salamino della duja, lardo e fagioli di Saluggia.

Una gradita novità per la serie B italiana. Un richiamo della storia.

Condividi
Scrive per "Il Quotidiano della Calabria" e "Il Crotonese". Classe '92 ma già con una discreta esperienza alle spalle: ha collaborato con diversi siti internet e anche con la romana Radio Ies. Tra i superstiti del primo MP.