AUDIO – Gli inni di Euro2012: Il canto degli italiani

Cantati, fischiati, ascoltati con una mano sul cuore, bistrattati, vissuti in un lungo abbraccio, sconosciuti. Sono loro, gli inni nazionali, per alcuni testi sacri, per altri semplice litania, per altri ancora motivo di disappunto. Parole e musica che spesso, però, accomunano un intero popolo e danno la carica per lottare uniti per i colori che si indossano, anche se si tratta di una semplice partita di calcio. A pochi giorni da Euro2012, conosciamo meglio la storia e ascoltiamo gli inni che a breve diventeranno il pane quotidiano di milioni di tifosi sparsi per l’Europa.

L’inno nazionale italiano è un canto risorgimentale scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847. Nacque e si propagò in un clima di forte fermento politico e sociale, tanto che ben presto divenne l’inno patriottico e risorgimentale per eccellenza, cantato già durante le famose “cinque giornate di Milano” del marzo 1848. Con l’Unità nazionale e la stesura dello statuto Albertino, “Il canto degli italiani” divenne ben presto motivo di orgoglio e unità, tanto che venne levata la censura anche all’ultima strofa del canto, quella che metteva sotto cattiva luce l’antico dominatore austriaco, in quei tempi formalmente alleato. Dopo l’Unità d’Italia e dopo diversi decenni tra alti e bassi, soprattutto nel periodo fascista, l’inno tornò in auge nel 1946, quando fu proposto come canzone ufficiale della repubblica italiana. Di fatto non gli è mai stata riconosciuta costituzionalmente l’ufficialità di inno d’Italia, rendendolo ad interim, anche se in anni recentissimi ci sono stati alcuni tentativi parlamentari di modificare la Costituzione per rendere ufficial il suo riconoscimento.

“Il canto degli italiani”

http://www.youtube.com/watch?v=6uDyOLgf2jo

Ecco il testo dell’inno nazionale italiano (versione estesa):

Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta,
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
che schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popoli,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Uniamoci, uniamoci,
l’unione e l’amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Dall’Alpe a Sicilia,
Dovunque è Legnano;
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core e la mano;
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla;
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Son giunchi che piegano
Le spade vendute;
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia
E il sangue Polacco
Bevé col Cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

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Nato a Fondi (LT) il 18 gennaio 1984, è laureato in Teoria della Comunicazione. Scozzese di adozione, vive a Edimburgo, dalla quale non smette di coltivare le sue sue maggiori passioni: il calcio e la scrittura.