Napoli, un progetto tra luci e ombre

Il progetto “De Laurentiis” dura ormai da molti anni ed è il momento di tirare le somme. Mazzarri e Bigon tra la conferma e il commiato.

Luci e ombre nell’era De Laurentiis; molte le prime, poche le seconde, ma i margini per migliorare una macchina perfettibile sono evidenti. Negli anni si sono succeduti molti tecnici e nessuno di loro poteva dirsi poi inadeguato, in una crescita continua a livello di ambizioni, determinazione e risultati ottenuti, da Ventura a Mazzarri, passando perl’amico-nemico Edy Reja, ora alla guida della Lazio, principale rivale dei partenopei per un terzo posto che vale Champions League e quella famosa “musichetta” che nessuno al mondo, nelle serate che contano, sa “cantare” con la passione sognante di una Napoli pronta a urlare la propria voglia di rivalsa, sportiva e sociale.
Lo stesso presidente è stato costretto, negli anni, ad acculturarsi in fatto di pallone e affini, per avere la capacità di comprendere con maggiore precisione quelle che erano le colpe e i meriti dei suoi collaboratori, divenendo oggi più sereno, pacato e professionale, in una metamorfosi che a Palermo, sopratutto ora dopo le dichiarazioni di Christian Panucci sul vulcanico Zamparini, i tifosi sognano per il loro presidente e leader.

La nuova era De Laurentiis, dopo aver congedato il primo artefice della rinascita, Pierpaolo Marino, ha inaugurato una nuova fase: quella della delega delle competenze, quella in cui le cose da fare devono essere poche per tanti e non tante per pochi. La partenza di Marino, con lo strascico di polemiche che ne sono seguite circa il suo modo di accentrare i poteri a Castelvolturno, fu anche l’allontanamento di quel grande conoscitore di calcio che aveva portato alle pendici del Vesuvio campioni come Hamsik e Lavezzi per 5-6 milioni l’uno, oppure Gargano per 3, passando per i parametri zero e i saldi di fine stagione che hanno visto arrivare i vari Cannavaro, Grava, Campagnaro, De Sanctis, ecc.

Con alcuni bidoni pagati a peso d’oro negli occhi (Navarro, Mannini, Hoffer solo per nominarne alcuni…), viene accolto con moderato entusiasmo l’arrivo di Bigon, direttore sportivo legato a doppio filo a Mazzarri per i loro trascorsi alla Reggina, figlio di cotanto padre e con un aplomb che molti attendevano e auspicavano. Ora che l’Aprile di un 2012 difficile e intenso va a terminare, anche la posizione di Riccardo è avvolta tra un alone di mistero, tra chi garantisce un rinnovo pluriennale già siglato, le belle parole spese dal presidente che non perde occasione per sottolineare le qualità umane del giovane D.S. e i mal celati mal di pancia per degli investimenti importanti che non hanno dato le risposte che molti auspicavano. Inler, leone a corrente alternata; Britos e la sfortuna di un grave infortunio nel momento clou della preparazione; Dzemaili che solo nella seconda parte di stagione sta mostrando di poter valere un posto al sole nel clan di Mazzarri; Fernandez che veniva paventato come un craque dagli stessi compagni di squadra in estate e poi finito a fare la riserva di quasi chiunque, forse escluso il solo Fideleff, altro giocatore bruciato (ammesso che, in partenza, avesse qualcosa da offrire); per non parlare del talento Vargas e molti altri.

Con un D.S. che proprio in questi giorni assicura che lui e il Napoli hanno le idee chiarissime su come muoversi nel prossimo mercato estivo, l’attenzione e i timori dei supporters azzurri sono rivolti verso la posizione di Walter Mazzarri. Il tecnico toscano ha sempre ribadito che l’idea di lasciare il Napoli non lo aveva mai sfiorato, ma tutti ricorderanno le dichiarazioni contrastanti di fine scorsa stagione e l’interesse, poi scemato, della Juventus per lui. Chissà se De Laurentiis, che non sembra il tipo da dimenticare in fretta i torti subiti, abbia vacillato in questo periodo, in cui la sua squadra, complice il contraccolpo dell’eliminazione londinese, ha deluso e perso una raffica di punti che potrebbero anche costagli una qualificazione alla Champions mai semplice come in questa stagione.
I timori per un cambio di guida sono più che giustificati, se consideriamo Mazzarri come uno dei migliori tecnici del nostro Paese e teniamo conto del limitante tetto ingaggi imposto dal patron azzurro, che tenderebbe a impedire l’approdo di tecnici navigati e pluripremiati quali Spalletti, Capello, Benitez et similia.

Le luci del progetto Napoli, in pochi anni dall’inferno della C al paradiso dell’Europa che conta, sono senz’altro in grado di offuscare le ombre di un presente ricco di incognite, ma le antenne dei tifosi napoletani sono drizzate, pronte a riversare quell’entusiasmo o quella rabbia che solo chi ama davvero veder rotolare un pallone sa scatenare.

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Nato a Salerno il 19 luglio 1982, cerca di vivere il calcio in ogni modo: scrivendone, praticandolo e allenando squadre giovanili. Da quasi un anno è inoltre presidente di una squadra amatoriale di calcio a Milano.