ESCLUSIVA MP – Boldini, allenatore della Tritium: “Non posso allenare senza la mia famiglia”

Trezzo sull’Adda è un luogo di svolta, un’altra favola calcistica. Il comune del milanese, dodicimila abitanti, ha scoperto l’estasi della passione sportiva nel 2005. La Tritium calcio 1908, a lungo galleggiante negli inferi del dilettantismo, centrò in quell’anno una storica promozione in serie D. Ercole Ghezzi ricorda ancora le emozioni dell’ indimenticabile cavalcata: “Tutti i trezzesi si sono sentiti veramente cittadini di un comune paese. Non è retorica: è un fatto. Che tutti possono verificare. Mai come in queste ultime settimane, l’argomento più diffuso era la Tritium: anche tra coloro che di calcio dilettantistico non si sono mai interessati. Eppure sembrava che non si potesse fare a meno di parlare delle imprese dei biancazzurri.

Dopo un periodo di rodaggio, di stazionamento nella nuova realtà, arriva un doppio salto fino al paradiso della Prima Divisione. Trezzo sull’Adda è stata insignita nel 2008 del titolo di città, nonostante l’esigua popolazione; il presidente Napolitano ufficiò la cerimonia di persona, conferendo l’onore per merito delle bellezze e del patrimonio artistico del territorio. La Tritium è collocata adesso a metà classifica: la prima parte di campionato è stata esaltante, l’obiettivo salvezza è ipotecato con molte giornate di anticipo.

Sulla panchina dei trezzesi siede Simone Boldini, ex difensore con un passato di tutto rispetto nella massima serie. La maglia del Milan come iceberg di una carriera fatta di passione e amore. Quello per la sua famiglia, per le sue bambine che “non ho mai voluto lasciare, perché la sera dovevo abbracciarle dopo una giornata di allenamenti“. Lombardo di Ghedi, in provincia di Brescia, Boldini ha praticamente vissuto l’intero percorso professionale nei pressi di casa sua. Un esempio di coniugazione tra il lavoro e gli affetti. Una storia felice in un’isola felice.

Mister Boldini: campionato sorprendente della matric0la Tritium?

Se consideriamo l’annata nel suo complesso, direi che si tratta proprio di una bella stagione. Abbiamo un buon margine sulla quintultima ed eravamo partiti con il semplice obiettivo di salvarci, in qualsiasi modo. Devo però ammettere che c’è stato un grosso calo rispetto alla prima parte del torneo, in cui avevamo fatto cose eccezionali.

Una rosa giovanissima. E’la filosofia della società?

Siamo una neopromossa, una società che deve arrangiarsi con poche risorse. I giovani garantiscono il binomio tra gestione economica e risultati in campo. La Lega Pro, d’altronde, va interpretata così, soprattutto per chi si pone come obiettivo la salvezza.

Un paese di dodicimila anime come vive il palcoscenico della Prima Divisione?

I tifosi non sono caldissimi. Vengono da due campionati consecutivi vinti, si stanno quasi abituando a lottare alla pari con tutti. Lavoriamo con molta tranquillità, senza pressione, anche se ovviamente qualcosa si è risvegliato in città dopo le recenti imprese della Tritium.

Il giovane rivelazione del girone A?

Iemmello della Pro Vercelli, senza dubbio. Un centravanti moderno, completo e con ampi margini di miglioramento.

La Ternana è irraggiungibile?

Sicuramente. E come la pigli? (ride). La Ternana ha la rosa più forte dell’intero campionato; solo il Benevento le si avvicina come valore complessivo.

La sua carriera da calciatore si è sviluppata quasi interamente in serie A. Contento mister?

Si, molto. Ho disputato un paio di campionati tra serie B e serie C, poi solo serie A. Mi va bene così: ho avuto una carriera discreta, ma per me è un successo.

Vestire la maglia del Milan non è da tutti. Un commento sull’attuale periodo dei rossoneri?

Il Milan è il Barcellona d’Italia, è una squadra fortissima. Molto probabilmente vincerà il campionato, anche se la Juventus continua a premere e a non mollare. I bianconeri praticano un calcio diverso, vedremo chi avrà la meglio a maggio. Una cosa è certa: il Milan sarà sempre super competitivo fino a quando ci sarà Berlusconi.

Il Boldini allenatore non si è mai avventurato, a parte brevi eccezioni, oltre la Lombardia. Perché?

Perché la sera, una volta terminati gli allenamenti, volevo abbracciare le mie bambine. Non me la sono mai sentita di compiere un sacrifico del genere: la famiglia è tutto. Certo che se mi fosse stato proposto un contratto importante… In tal caso avrei potuto organizzarmi diversamente.

Ha allenato in nel campionato svizzero, a Lugano, in quella che è come la nostra serie B. Che valore attribuisce a questa esperienza?

Un’esperienza bellissima e importante. Il mio Lugano ha totalizzato 130 punti in due anni, non roba qualsiasi. Però tutto ciò non è bastato per salire di categoria; all’inizio della terza annata, ai primi cedimenti del mio percorso, sono stato esonerato. Il calcio è uguale ad ogni latitudine: i risultati decidono il tuo destino.

Un collega che stima particolarmente?

Oddio, mi coglie alla sprovvista. Non è mai carino fare dei nomi, però le posso dire che contro la Pro Vercelli abbiamo incontrato tante difficoltà: zero punti in due partite. I piemontesi giocano bene, così come la Ternana. In entrambe le compagini si vede la mano dell’allenatore.

Perché i grandi club ignorano un serbatoio importante come la Lega Pro?

Si tratta di un discorso complesso. Io capisco entrambe le correnti di pensiero: i grandi club hanno molta pressione, soprattutto qui in Italia, e devono vincere necessariamente. Non possono permettersi di dare a un ragazzo il tempo di sbagliare. Ogni errore è decisivo per loro. Ovvio che poi mi piacerebbe venissero premiati i giovani delle nostre categorie, perché sarebbe il giusto riconoscimento per tutti i lavoratori che operano in questo ambito del calcio.

Classica domanda finale di MP: quali sono e come si risolvono i problemi delle divisioni inferiori?

Non bisogna fare il passo più lungo della gamba. Stop! E’facile vincere costruendo squadroni e non pagando poi gli stipendi. Ridurre il numero delle partecipanti? Si, sarebbe una soluzione. In Italia il calcio è una cosa seria: molti dirigenti non se la sentono di togliere questo sport alle città. Però credo si tratti di un passo necessario, dal quale trarrebbe giovamento l’intero sistema. In Svizzera sono molto più rigidi, anche con la minima irregolarità ti radiano dal campionato. E non importa chiamarsi Milan o chiamarsi Roma.

 

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Scrive per "Il Quotidiano della Calabria" e "Il Crotonese". Classe '92 ma già con una discreta esperienza alle spalle: ha collaborato con diversi siti internet e anche con la romana Radio Ies. Tra i superstiti del primo MP.