Inter: storia di una crisi nera, e il mercato…

Sette sconfitte nelle ultime otto partite, gioco praticamente nullo, squadra attempata e priva di stimoli, allenatore un giorno in bilico un altro al sicuro, il terzo posto Champions ormai chimera, un futuro che c’è ma che sembra un infernale buco nero. Sono giorni di bufera in casa Inter, una squadra che due anni fa vinceva la Champions League e qualche mese dopo saliva sul tetto del mondo, e che ora si trova a fare i conti con una crisi che sembra proprio non avere fine.

Perché c’è un attacco che prima viveva delle prodezze del principe Milito, del terzino-fuoriclasse Eto’o, della geniale inventiva di Sneijder, della corsa e della compattezza del resto della squadra, guidata da elementi come Cambiasso, Zanetti, Lucio, Samuel e Julio Cesar che costituivano per gli avversari un muro quasi invalicabile. Ora c’è un attacco che non gonfia le reti avversarie da circa 500 minuti, un centrocampo che fa tutto meno che filtro e una difesa colabrodo. Come è possibile tutto ciò?

La squadra monumentale del 2010 non c’è più: trionfo della banalità. E dire che non esiste più non significa solo riferirsi a illustri partenze (vedi Eto’o, Thiago Motta e il conquistatore Mourinho), non significa solo guardare i risultati attuali e immaginare i pianti e la nostalgia canaglia degli interisti feriti. No. Significa guardare ad una società che ha sì limitato (seppur di poco) le spese e ha dato un occhio (se non entrambi) al fair play finanziario di platiniano regime, ha sì cercato di frenare l’accrescere del monte-ingaggi, ha sì colmato di riconoscenza lo spirito dei reduci del Triplete. Sì, tutto questo senza dubbio. Potremmo parlarne fino all’anno nuovo, tralasciando però un piccolo dettaglio: l’inesorabile quanto deprimente indebolimento della squadra. Punto numero uno: i circa 70 milioni spesi per giocatori presentati come degni sostituti dei predecessori ( si veda il fallimento Forlan-Eto’o), giovani a cui si dà insignificante spazio (Castaignos, Poli, Obi ecc ecc), sono stati, e non ce ne voglia l’appassionato Presidente Moratti, spesi male. Punto numero 2: l’Inter fra le 16 squadre rimaste in corsa per il trono d’Europa è quella che ha l’età media più elevata: quasi 32 anni. La melma della metà classifica prospettata due anni fa sarebbe stata rigettata solo come la più nefasta delle previsioni, ora è realtà. La Champions? Un miraggio. L’anno che verrà? Chissà. Sembra che si navighi a vista.

A tutto questo bollettino medico (che pare più di guerra) si aggiungono le prospettive di mercato. La logica è spietata quanto semplice: i big vogliono l’Europa che conta, la Champions e, in assenza di essa, addio gloriose visioni di un’Inter trionfatrice. Ed è per questo motivo che oggi a spaventare è anche il rafforzamento del gruppo.

Uno dei primari e conclamati obiettivi dell’Inter del futuro è sicuramente Lucas, 20 attaccante esterno del San Paolo, seguito da tutte le grandi del Vecchio Continente e già “promesso” alla Beneamata. Costo del cartellino: 30 milioni. Branca e Ausilio ci lavorano su ma, viste le ultime sessioni di mercato al risparmio volute dalla famiglia Moratti, questa sembra quantomeno una spesa improponibile per le casse neroazzurre. Se poi aggiungiamo che Lucas, come tutti i giocatori più chiacchierati del globo, vorrebbe palcoscenici internazionali per assicurarsi un posto fra i 23 che andranno in Brasile per i Mondiali 2014, allora la questione è: quanto sono davvero reali le prospettive interiste di arrivare a talenti di questo calibro? La parola passa alla società ma, senza un aiuto dal campo, la stagione 2012-2013 rischia di diventare un ulteriore, interminabile, anno grigio di transizione.

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Vive a Formia (Latina) e studia Scienze della comunicazione a Roma. Collabora, oltre che con Mondopallone.it, con Calciomercato.it e con seriebnews.com.