Io, che con quella sfida ci sono cresciuto

A volte, crescendo, affiorano nella mente dei ricordi, bellissimi e dolcissimi, che ti porti dentro da quando sei un bambino, o un piccolo uomo, che di fronte allo schermo di una televisione guarda ammaliato le gesta di personaggi vestiti in modo buffo, tutti colorati, con scarpini con i tacchetti, pantaloni corti anche quando la mamma dice che fa freddo e non si può uscire e che corrono dietro ad un pallone.

Per uno che in quegli anni ci è cresciuto, vedere Milan e Juventus che si contendono sul campo coppe e scudetti è come fare un tuffo nel passato, in quegli anni ’90 in cui c’era il Milan di Berlusconi, di Capello, di Baresi, di Maldini opposto alla Juventus degli Agnelli, di Lippi, di Baggio, di Zidane. Anni in cui il la lotta per il tricolore era, spesso, una sfida a due: una volta vincevano i rossoneri e una i bianconeri, o se volete, una volta perdevano gli uni e una volta gli altri.

Poi, come accade spesso nella vita, arriva qualcuno e interrompe il gioco. In fondo è così, l’esistenza stessa è fatta di cicli: la fine dell’egemonia rossobianconera, la Lazio di Cragnotti, la Roma di Sensi, l’Inter di Moratti, Calciopoli. Juventus in B, il tempo della ricostruzione, i risultati che non arrivano; Milan che si riprende a fatica, un nuovo mister, nuovi campioni.

Stasera, però, Milan-Juventus avrà di nuovo quel sapore magico e un po’ malinconico di quando eri ragazzo, di quando si giocava per qualcosa d’importante, di quando i bambini facevano il tifo o per i rossoneri milanesi o per i bianconeri torinesi. Coppa Italia che è solo un’appendice della sfida in campionato. Allora grazie mister Conte, grazie mister Allegri: non siamo più negli anni ’90, ma io ci sento un po’ quel sapore e per una sera, o un intero campionato, ho voglia di tornare quel bambino.

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Nato a Fondi (LT) il 18 gennaio 1984, è laureato in Teoria della Comunicazione. Scozzese di adozione, vive a Edimburgo, dalla quale non smette di coltivare le sue sue maggiori passioni: il calcio e la scrittura.