Roma, è questo il progetto?

La batosta di Cagliari accende il campanello d’allarme in casa Roma. Una squadra da lacrime quella presentatasi ieri al Sant’Elia, con una fase difensiva da dilettanti e uno sterile fraseggio orizzontale alquanto nauseante. Sarà pure un progetto a scadenza futura, ma il presente non merita tale sufficienza: fuori dalle coppe e anonimi in campionato, la gente giallorossa non ci sta.

DIFESA – Inutile sottolineare come si tratti del più grosso problema. Luis Enrique, da buon capogruppo, allarga le colpe all’undici intero. Si difende e si attacca tutti assieme. Giusto, però qualcosa non quadra là dietro, sia dal punto di vista numerico che qualitativo: il mancato intervento nel mercato di gennaio si è rivelato una scelta perlomeno discutibile. I centrali sono solo tre, tra i quali un Juan sulle cui condizioni fisiche non puoi mai star tranquillo e un Kjaer in evidente difficoltà, autore di alcune prestazioni imbarazzanti. Rimangono adattabili De Rossi e Cassetti (che fine ha fatto?), ma un buon acquisto non avrebbe guastato. Sulle fasce è notte fonda: Rosi è in crescita, attacca molto bene sulla corsia destra pur dovendo fare i conti con dei piedi indisciplinati, però le amnesie in copertura non scompaiono; José Angel è un mistero, perché si era presentato con la fama di un cursore eccezionale da far migliorare nei compiti strettamente difensivi. Ebbene, non solo è una manna caduta dal cielo per le ali destre del nostro campionato, ma anche in fase di spinta aggiunge poco o nulla alla manovra romanista. Il terzino più affidabile dell’organico giallorosso è diventato Taddei, un ex attaccante, e questo la dice lunga. Ci sarebbero voluti dei rinforzi su entrambi i lati, affrontare così le restanti diciotto partite è un rischio che si paga. Spesso.

PANCHINA CORTA – Era l’obiettivo di Luis Enrique e dei dirigenti. Lo ha confermato lo stesso Franco Baldini nel post-partita di Cagliari: “La nostra intenzione è quella di concedere moltissimo spazio ai giovani.  Tenere gente come Borriello o Pizarro in panchina è controproducente per loro e per le idee della Roma”. Oltre alla già citata difesa, però, la penuria di alternative si registra anche in attacco, dove l’assenza di Osvaldo pesa da morire. L’oriundo è una variante fondamentale per il gioco di Totti e compagni, aggiunge forza fisica ed esplosività ad un palleggio altrimenti sempre uguale. A centrocampo i calciatori non mancano, tutt’altro, ma garanzie concrete ne offrono in pochi: Perrotta, Simplicio e Greco non sono riusciti a convincere pienamente Luis Enrique, mentre Viviani deve ancora crescere. Gago è piuttosto costante ma gli manca qualcosa sia per essere lo schermo davanti alla difesa, sia per fare l’interno. L’ideale sarebbe adattarlo su quest’ultimo ruolo, in modo da formare un trio titolare con l’argentino, De Rossi e l’ottimo Pjanic. Versante Capitan Futuro: senza di lui in campo è un’altra cosa, la Roma ne è conscia. Cosa si aspetta a legarlo su una sedia e costringerlo a firmare?

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Scrive per "Il Quotidiano della Calabria" e "Il Crotonese". Classe '92 ma già con una discreta esperienza alle spalle: ha collaborato con diversi siti internet e anche con la romana Radio Ies. Tra i superstiti del primo MP.