Egitto: “Lo spogliatoio si è trasformato in un obitorio”

Quando la logica, o l’illogicità, per meglio dire, della violenza e dell’assurdo travalica la festa dello sport e si trasferisce in maniera animalesca in un campo di calcio. Egitto, ieri sera, Port Said, nord-est del paese africano, match tra l’Al Masri, e l’Al Ahli, squadra della capitale egiziana Il Cairo. Fischio finale di un una partita di calcio, solo una patita di calcio, semplicemente una partita di calcio.

Il referto finale dell’incontro parla di… No, i goal oggi non importano, le giocate dei calciatori sono solo sabbia del deserto rispetto all’abominevole, rispetto all’assurdo di quanto è accaduto in questa città del paese che fu dei Faraoni. Il referto finale parla di 74 morti e oltre mille feriti in seguito alla violenza cieca ed incontrollata che si è scatenata alla fine della gara, ancora una volta, di una semplice partita di calcio.

Secondo quanto riportato dalla tv araba El Arabya, dopo il triplice fischio finale dell’arbitro del match i tifosi locali avrebbero invaso il terreno di gioco e cominciato una sorta di caccia alle streghe nei confronti dei calciatori dell’Al Ahli. La situazione in breve è degenerata, con i giocatori in fuga verso la salvezza degli spogliatoi, mentre in campo l’inferno scendeva in terra: sassaiole, lanci di bottiglie, risse tra polizia locale, tifosi (?) locali e ospiti. Tafferugli dentro e fuori l’impianto sportivo, diventato per una sera un vero e proprio campo di battaglia.

Lo spogliatoio si è trasformato in un obitorio”, la testimonianza cruda di un testimone. Un obitorio per una partita di calcio! Contemporaneamente, anche a Il Cairo, dopo essere arrivata la notizia dei disordini di Port Said, è scattata una sorta di guerriglia durante un’altra partita, ma fortunatamente senza vittime.

Scrive oggi su Twitter un altro testimone presente ieri allo stadio: “le persone erano schiacciate una sull’altra perché non c’erano altre uscite. Avevamo solo due scelte: la morte che arrivava alle nostre spalle oppure le porte chiuse“.

Cruda la testimonianza anche Sharif Ikrami, portiere della squadra aggredita: “c’era gente che moriva di fronte a noi. Abbiamo tutti preso la decisione che non giocheremo più a calcio. Come potremmo farlo dopo che 70 persone sono morte? Non posso neppure pensarlo“.

La Federcalcio egiziana ha deciso di rinviare a data da destinarsi tutte le partite del campionato maggiore e il Parlamento è stato convocato per domani in seduta straordinaria.

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Nato a Fondi (LT) il 18 gennaio 1984, è laureato in Teoria della Comunicazione. Scozzese di adozione, vive a Edimburgo, dalla quale non smette di coltivare le sue sue maggiori passioni: il calcio e la scrittura.