Il vecchio che avanza

Oldies but goldies, potremmo dire. Oppure, come recita il titolo, il vecchio che avanza (anzi: i due vecchi). E non è che avanzano perché sono di troppo, no: perché sono insostituibili. Evergreen. (E con questa parola, giuro, ritorno il Plb di sempre, e parlo e scrivo in italiano.)

Dicevo dei vecchi che avanzano e rimangono sulla breccia. Uno è un predestinato: allenato già da Mazzone (nel suo momento migliore), è giallorosso fino al midollo — nel bene e nel male. Il bene: è una bandiera; è coerente con se stesso; è un punto di riferimento dentro e fuori dal campo. Il male: fermandosi a Roma, non è mai cresciuto del tutto (ovvero: se avesse girato qualche altra squadra, anche solo per un attimo, si sarebbe confrontato con un mondo diverso); ha fatto i suoi begli errori (sputi, calci e non solo); e ha reso una squadra prigioniera di sé (da quando se ne è andato Spalletti, si è detto, l’influenza di Totti nella scelta dell’allenatore è stata forte).

L’altro ha fatto tanta gavetta, partendo da una scuola calcio dell’entroterra napoletano, da lì passa all’Empoli dove completa il settore giovanle, poi attraversa le squadre minori toscane (Iperzola, Viareggio), torna con gli azzurri nella scalata fino alla Serie A che, nel campionato 2002/3, finisce con la salvezza grazie anche alle 13 reti segnate. Un bottino che lo ha portato a Udine, e il resto è storia. Una storia come tante altre, una specie di «sogno italiano» dopo quello americano, vincendo tutti i pregiudizi del caso (quando era a Empoli, ad esempio, si diceva che sì, in Serie A poteva anche starci, ma non avrebbe mai spostato gli equilibri). Una bandiera anche lui, a modo suo: ricordiamo che ha rifiutato la Juventus per rimanere a Udine, che ormai è casa sua.

Siamo quindi a oggi. Un rapido sguardo alla classifica marcatori: Totti è assente, ma (si) è scusato. In testa, però, troviamo un ragazzino di 34 anni, che ha passato un mese di gennaio stellare: dopo la sosta natalizia, subito due reti al Cesena, poi un gol alla volta contro Chievo, Genoa e Catania. Exploit personali? Direi di no, se osservo che l’Udinese è terza in classifica, a -3 dalla vetta: se il campionato finisse adesso, sarebbe ai preliminari di Champions (con un posto in meno, giova sempre ricordarlo). Giusto per gradire.

Diverso il caso di Totti. Dopo i Mondiali 2006 (vinti… su una gamba sola), il finora mai rinnegato addio alla nazionale gli ha consentito di gestire al meglio la stagione regolare e i muscoli logorati da intere stagioni da 60 partite. Il cambio di proprietà, in casa Roma, potrebbe avergli giovato: i Sensi lo trattavano come un figlioccio, lo accudivano fin troppo; Luis Enrique ha impiegato del tempo per farsi capire, ma tiene la barra a dritta e non ha intenzione di mollare. Forse il Pupone si è disabituato a doversi adattare, eppure l’impresa è a portata di mano, anzi di scarpino: doppietta decisiva al Chievo al rientro dalle vacanze, e domenica scorsa una doppietta fulminante (nei primi 8 minuti) contro il Cesena.

La domanda sorge spontanea: sono da Nazionale, questi due vecchietti formidabili? Forse dovremmo guardare più in basso, anche per non farci ripetere per l’ennesima volta che il nostro «non è un paese per vecchi». Totti è fuori dal 2006, Di Natale vi è entrato grazie a Donadoni (che, tutto sommato, continuo a credere che male non fece) ed è uscito con il Lippi di ritorno. Ma, soprattutto, “Pepito” Rossi è fuori per infortunio, ed è a rischio; e Cassano è fuori dai giochi. Forse dire che ci dobbiamo affidare ai “vecchi” o all'”usato sicuro” è troppo; ma non è uno scenario così improbabile. Se ci sono giovani davvero così forti (i nuovi Di Natale, i nuovi Totti), hanno tempo fino a maggio per dimostrarcelo.

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Cofondatore e vicedirettore, editorialista, nozionista, italianista, esperantista, europeista, relativista, intimista, illuminista, neolaburista, antirazzista, salutista — e, se volete, allungate voi la lista. Email: plborgia@mondosportivo.it