I dubbi di Zeman e il quesito di Capello

Fine. Riavvolgiamo il nastro, un altro anno di pallone è giunto al termine; il 2011 porta via con sé un triste epilogo di cui tutti avremmo volentieri fatto a meno: “The Last Bet”, l’ultima scommessa. Le ultime scottanti dichiarazioni di Carlo Gervasoni hanno ampliato a dismisura gli orizzonti dell’inchiesta, coinvolgendo nuovi protagonisti e muri invalicabili.Come quello della serie A: “Un mondo caratterizzato dall’omertà, una casta la cui messa in discussione provoca soltanto silenzi” afferma il pm di Cremona, Raffaele Di Martino, il motore trainante dell’operazione. Di Martino si chiede perché riguardo B e Lega Pro si possa dire ciò che si voglia mentre per il campionato maggiore mutino gli scenari. Che esistano forse uomini con una dignità diversa?

La verità consiste nelle parole di Zdenek Zeman, un vincente dentro e fuori dal rettangolo verde, il quale sostiene come le combine tra calciatori non costituiscano un’incredibile rivelazione. “Ci si può accordare anche senza scommettere, mi stupisco di quanti si stupiscono”, il pensiero del boemo. Non è la scoperta dell’acqua calda ma solamente la realtà percepita da un uomo indipendente e colto.
Per quale motivo questo mondo deve essere costantemente dominato dal perbenismo e dall’ipocrisia? Qualsiasi personaggio appartenente all’universo calcistico non poteva non essere a corrente dei ciclici aggiustamenti di alcune partite, in particolar modo a fine stagione. Bene, adesso a disposizione della Giustizia sportiva compare un elenco lungo così di nomi: perché non andare a fondo ed eliminare tutto il marcio che verrà fuori dall’inchiesta? Invece ci si stupisce, sembra che ad ognuno sia crollato un mito, come al presidente Petrucci che si dice basito da una situazione completamente inaspettata ma, allo stesso tempo, suggerisce condanne non esemplari. Come Maurizio Zamparini, il quale parla ancora di commedia all’italiana, di inutile casino scatenato davanti al fallimento di quattro sfigati e sorge spontaneo chiedersi se ci sia o ci faccia. La risposta è la seconda, l’ingenuità e il candore di cui ci stanno riempiendo la testa hanno un unico e preciso scopo, ossia quello di nascondere le gravi colpe di un sistema perfettamente conscio di ciò che sarebbe potuto accadere ma poco propenso ad un intervento energico. Si tratta di individui che convivono con il male senza contrastarlo efficacemente, a volte legittimandolo addirittura, salvo poi prenderne le distanze al momento della pubblicizzazione del fatto.

Ecco quindi che il “Why” lanciato da Fabio Capello ai microfoni di Sky, in occasione del Globe Soccer Award di Dubai, assume una prima logica spiegazione: Don Fabio ci chiedeva di esaminare il motivo per il quale i migliori allenatori italiani lavorassero all’estero; gente come lui stesso, Ancelotti, Mancini, Spalletti e, perché no, anche il buon Trap rappresentano una perdita inestimabile. Il calcio italiano non è più all’altezza di professionisti del genere, una frase sentita più volte, un ritornello che ormai suona antipatico ma che purtroppo incarna la realtà autentica. Fino a quando saremo schiavi della stessa corrente ideologica, della stessa burocrazia e dei soliti vertici non potremo mai reggere il confronto con gli altri grandi campionati europei.

Radiamo dall’ambiente tutti coloro i quali saranno etichettati colpevoli dalla Procura di Cremona, togliamoci il prosciutto dagli occhi e iniziamo a discutere dei veri problemi, svecchiamo gli ambiti dirigenziali e battiamoci per la costruzione di nuovi stadi. In altre parole, facciamo in modo che questo meraviglioso sport, ragione di vita e sorgente di emozioni uniche per milioni di italiani, non venga più calpestato: questo è l’appello di un semplice appassionato al 2012.

 

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Scrive per "Il Quotidiano della Calabria" e "Il Crotonese". Classe '92 ma già con una discreta esperienza alle spalle: ha collaborato con diversi siti internet e anche con la romana Radio Ies. Tra i superstiti del primo MP.